Storia

Don Carlo San Martino, nato nel 1800 e consacrato sacerdote nel 1820, inizia a occuparsi dell’infanzia abbandonata quando viene inviato a dirigere il riformatorio di Desio, in Brianza.
Qui si rende conto che molti ragazzi scontavano l’abbandono da parte delle proprie famiglie di origine, e la vicinanza a persone con problemi con la legge non faceva che aumentare la probabilità che, una volta usciti, lo stesso destino sarebbe toccato a loro.
Don Carlo, quindi, comincia a pensare che il riformatorio non fosse il luogo adatto per i bambini abbandonati dalle famiglie e si mette così a cercare un’alternativa. All’epoca, però, non esisteva nulla.

Un’idea rivoluzionaria

Per questo pensa a un istituto nuovo in grado di accogliere questi ragazzi per prendersene cura, proponendo loro esempi positivi. Questo approccio, all’avanguardia se pensiamo che siamo a fine ‘800, non è la sola novità. Don Carlo San Martino si spinge oltre, sostenendo che la permanenza all’istituto dovesse essere solo temporanea: i ragazzi dovevano infatti rimanervi il tempo necessario per ricevere un’istruzione di base e per imparare un mestiere, poi sarebbero ritornati nella società con tutti gli strumenti necessari per poter vivere una vita onesta e in autonomia.
L’idea rivoluzionaria si concretizza con l’apertura, nel 1898, del Pio Istituto dei figli della provvidenza, da cui poco dopo prende vita l’Associazione Nazionale per la Difesa della Fanciullezza Abbandonata.

Un primo dibattito sui temi dell’infanzia

Con questa iniziativa, Don Carlo apre un dibattito sui temi dell’infanzia toccando due punti fondamentali: il primo riguarda l’alternativa al riformatorio per i minori abbandonati e non rei di violazioni di legge. Il secondo punto concerne invece la famiglia: Don Carlo prepara una proposta di legge per introdurre sanzioni a carico dei genitori che abbandono i propri figli. Si tratta di un tema, però, che richiedeva una riflessione sul diritto di famiglia che la società di fine ‘800 non era ancora pronta a fare, e così la proposta rimane tale senza trasformarsi in una legge.

La sede di via Nino Bixio

L’Associazione per la Difesa della Fanciullezza Abbandonata si fondava sui valori di carità, giustizia, autonomia cari a Don Carlo San Martino, il quale voleva che l’esperienza fosse replicata in altre città: per questo, “patroni” e “patronesse” – così si chiamavano i soci dell’associazione – dovevano contribuire a far conoscerne le attività a partire dalla creazione di quelle che Don Carlo stesso chiamava “Case di deposito”, luoghi in cui accogliere in maniera temporanea i bambini di strada, in attesa che trovassero ospitalità presso un istituto adatto alle loro esigenze o fossero adottati.
A “patroni” e “patronesse”, inoltre, era affidato il compito di raccogliere fondi, in quanto l’associazione viveva dei contributi dei soci finanziatori, di donazioni da parte di privati cittadini e di lasciti testamentari. Nel 1903 l’Associazione acquista l’edificio di via Nino Bixio 16, tutt’oggi la sua sede. Fra i primi ospiti figurano gli orfani dell’alluvione di Modica e del terremoto di Calabria e Sicilia. Le attività, una volta avviate, non sono state interrotte nemmeno nel corso dei periodi bellici che hanno coinvolto il nostro Paese.

Gli anni ’70: la società cambia

Negli anni delle grandi trasformazioni del pensiero e della coscienza sociale, i temi che Don Carlo San Martino aveva posto in maniera pionieristica emergono con una forza esplosiva. In questo contesto, l’Associazione Nazionale per la Difesa della Fanciullezza Abbandonata rappresenta un avamposto per l’accoglienza temporanea dei minori provenienti da famiglie in difficoltà. Accanto a questa attività, nasce nel 1979 un Centro di aggregazione giovanile, aperto ai bambini e ragazzi del quartiere, con lo scopo di prevenire forme di disagio. In seguito è attivato un servizio di Orientamento scolastico per i bambini che stanno terminando il periodo di obbligo scolastico.
La Fanciullezza, così come ormai tutti i milanesi chiamano l’istituzione creata da Don Carlo San Martino, ha allargato il suo raggio di azione: non più soltanto tutela e recupero, ma anche prevenzione di nuove forme di disagio che si stanno diffondendo in una società che ha visto cambiare stili di vita in maniera radicale e repentina.

Gli anni 2000: arrivano le Comunità

All’inizio del nuovo millennio, la Fanciullezza Onlus dà vita alle Comunità, un servizio organizzato in collaborazione con il Comune di Milano per rispondere alle necessità di tutela in casi di emergenza. Le Comunità si trovano tutte nell’edificio di via Nino Bixio e ognuna ospita quattro minori: in ognuna di esse si cerca di riprodurre la vita familiare, partendo dalla struttura stessa, un appartamento con cucina, aree comuni e camere a due letti.

I prossimi anni: una struttura ancora più forte

Nel corso di oltre un secolo di storia, la Fanciullezza Onlus ha saputo adattarsi ai cambiamenti richiesti dalla società e per dare concretezza allo spirito filantropico della associazione dirigenti e operatori si sono sempre messi in discussione per poter soddisfare le richieste provenienti da minori e famiglie.
Lo sforzo è quello di creare servizi sempre in linea con le esigenze dell’infanzia nell’ambito dei percorsi condivisi con i Servizi sociali e all’altezza delle aspettative delle famiglie che intendono autonomamente rivolgersi a La Fanciullezza.
Ma la nostra associazione – che ha assunto il nome di Associazione Nazionale per la Tutela della Fanciullezza e dell’Adolescenza – in questi ultimi anni è chiamata a un’ulteriore evoluzione, con l’obiettivo di passare da una gestione legata alle singole persone a una fondata sull’efficienza della struttura nel suo complesso.