Progetto Intercultura

Sostenere i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio verso condizioni di vita autonoma, con l’intenzione di favorire una sempre maggiore integrazione.

Progetto Intercultura

Premessa

I minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio costituiscono un’emergenza che necessita di tempestive modalità di tutela e prevenzione, al fine di una progressiva integrazione, in quanto rappresentano una delle categorie maggiormente vulnerabili e a rischio di esclusione sociale e di discriminazioni: essi, infatti, non conoscendo la lingua, la cultura, e trovandosi in assenza di vitto e alloggio, unitamente alle difficoltà di accedere autonomamente ai servizi (sanitari, sociali, scolastici), risultano gravemente esposti a rischi di sfruttamento e di coinvolgimento in attività illegali.

Pertanto l’Associazione ha proceduto, a decorrere dall’anno 2011, all’accoglienza di minori stranieri non accompagnati di età compresa tra i 12 e i 18 anni, collocati all’interno delle tre Comunità Educative maschili dell’Associazione.

Le Comunità hanno attuato progetti educativi implementati e monitorati allo scopo di sostenere i ragazzi ospiti verso condizioni di vita autonoma, nella tutela della cultura di provenienza e della religione professata e sono state progressivamente organizzate in modo da creare gruppi misti per etnia e provenienza con l’intenzione di favorire una sempre maggiore integrazione.

In considerazione della sperimentazione dell’efficacia del percorso multiculturale e, in relazione agli inserimenti che vengono ciclicamente effettuati, si ritiene premiante riproporre con continuità gli interventi volti alla promozione interculturale anche per l’anno 2017-2018, al fine di consentire ogni anno ai ragazzi ospiti che iniziano la permanenza presso le Comunità Educative, il supporto di una metodologia di intervento funzionale e finalizzata all’attivazione delle risorse personali e di gruppo.

Inoltre, in considerazione della positiva attivazione di supporto ai neomaggiorenni dimessi, svolta durante l’anno 2016-2107, è stato possibile effettuare un monitoraggio a lungo termine che ha efficacemente presidiato la fase di transizione, permettendo ai ragazzi la possibilità di consolidarsi nei vari progetti abitativi e lavorativi, consentendo un supporto pratico ed educativo, al fine di poter predisporre le condizioni idonee per l’effettiva indipendenza.
Resta confermato come il trimestre successivo alle dimissioni costituisca, oggettivamente, un fattore di fragilità e disorientamento personale, dovuto alla riorganizzazione dei ritmi di vita e alla gestione complessiva delle istanze di autogestione.

Ulteriore considerazione riguarda l’inclusione e il supporto alla genitorialità sempre più necessaria con i nuclei familiari stranieri di riferimento dei minori inseriti.
Tale supporto, anche estesa ai connazionali o ai parenti che a vario titolo costituiscono un riferimento familiare per i minori stranieri non accompagnati inseriti presso le Comunità Educative, si rende sempre maggiormente necessario al fine di promuovere un progetto familiare maggiormente condiviso, una circolarità di informazioni rispetto all’andamento del percorso del minore con l’intento di allineare le aspettative reciproche e l’adempimento del mandato migratorio, all’interno delle reti familiari.

Azione 1

Attività di promozione e integrazione culturale all’interno delle tre Comunità Educative maschili dell’Associazione (Case: Cerbiatti, Gabbiani, Arca) e sostegno ai neomaggiorenni dimessi.

Le tre Comunità maschili dell’Associazione, a decorrere dall’anno 2014, sono state organizzate in modo da creare gruppi misti per etnia e provenienza con l’intenzione di favorire una sempre maggiore integrazione tra i ragazzi inseriti. Il proseguimento di un intervento di Mediazione Culturale che possa perseguire un modello sociale flessibile e aperto alle trasformazioni, unitamente ad un approccio favorevole allo scambio e alla reciprocità nella dinamica fra culture diverse, costituisce parte fondamentale e strutturale del Progetto Educativo Individualizzato di ogni minore ospite.

In considerazione della sperimentazione dell’efficacia del percorso di integrazione, sperimentato durante il triennio 2014-2017 e, in relazione agli inserimenti recentemente effettuati, si ritiene premiante riproporre gli interventi volti alla promozione interculturale anche per l’anno 2017-2018, al fine di consentire ai ragazzi ospiti che hanno da poco iniziato la permanenza presso le Comunità Educative il supporto di una metodologia di intervento funzionale e finalizzata all’attivazione delle risorse personali e di gruppo.
Inoltre, in previsione del compimento della maggiore età di sei ragazzi ospiti, durante il corso dell’anno 2018, si ritiene necessario perseguire un percorso di accompagnamento strutturato e circoscritto al trimestre successivo alle dimissioni, al fine di sostenere i neomaggiorenni durante la complessa fase di passaggio che implica sia l’espletamento di svariate pratiche amministrative (Permesso di Soggiorno,documenti sanitari, contratto lavorativo, apertura di un conto bancario, dichiarazione di ospitalità, cambio di residenza) che non è possibile anticipare durante la permanenza in Comunità, sia la necessità di un monitoraggio educativo necessario per presidiare le criticità del passaggio ad uno stile di vita totalmente sganciato dal sostegno dei Servizi Sociali.

Obiettivi

Il progetto che si intende attivare si declina in due fasi:

  • La promozione all’interno delle comunità Educative, con una consolidata logica di sperimentazione quotidiana, dell’attivazione di spazi di mediazione interculturale, effettivi percorsi di educazione multietnica.
  • Il supporto, al termine del percorso comunitario, relativo alla realizzazione di tutto ciò che attiene ad una effettiva condizione autonoma.

a) Si ritiene che, il percorso di educazione multietnica (garantito e monitorato da un operatore con funzioni di mediazione culturale) sollecitato dalla condivisione della quotidianità, possa facilitare i progetti di intercultura e consolidare il raggiungimento di obiettivi quali:

  • l’attivazione, mediante attività strutturate di un clima relazionale di apertura e di dialogo;
  • la creazione delle condizioni appropriate volte a facilitare e migliorare la comunicazione;
  • la conoscenza reciproca di abitudini e valori, supportando una relazione positiva tra soggetti di culture diverse per evitare conflitti e discriminazioni;
  • la partecipazione attiva all’elaborazione e promozione di progetti di inclusione, sostegno e valorizzazione sociale.

A tale proposito, il periodo di permanenza del minore viene considerato come concreta occasione di cambiamento e di prevenzione sociale nel rispetto e nella tutela della cultura di provenienza.

b) Per quanto concerne, invece, il sostegno ai neomaggiorenni, l’intento risulta quello di traghettare i minori durante la fase di passaggio dalla Comunità ad un alloggio autonomo, consentendo loro un supporto pratico ed educativo, al fine di poter predisporre le condizioni idonee per l’effettiva indipendenza. Si è individuato come tempistica il trimestre successivo alle dimissioni, in quanto si è sperimentato come oggettivamente, tale periodo costituisca un fattore di vulnerabilità e disorientamento personale, dovuto alla riorganizzazione dei ritmi di vita e alla gestione complessiva delle istanze di autogestione.
Con ogni utente, il cui mandato migratorio dichiarato consiste nel sostegno economico al nucleo familiare d’origine unitamente alla ricerca di possibilità di vita migliorative, viene definito un progetto individuale con obiettivi specifici. In particolare, si intende garantire a ogni ospite:

  • l’orientamento alla rete dei servizi del territorio;
  • l’espletamento delle pratiche di tutela sanitaria;
  • l’assistenza per la regolarizzazione del permesso di soggiorno, del contratto lavorativo e del contratto di affitto;
  • la gestione economica personale.

Durata prevista del Progetto

Data di inizio: novembre 2017
Data di termine: ottobre 2018

Azione 2

Percorsi di Sostegno alla Genitorialità per i minori stranieri inseriti

Durante il periodo di permanenza dei minori, accade frequentemente, di dovere affrontare le problematiche connesse all’evoluzione delle relazioni parentali, connotate dall’esperienza della separazione e della ricomposizione dei nuclei familiari.
Tale situazione tende a verificarsi sia all’interno delle visite “monitorate e protette” in cui i minori stranieri, collocati presso le Comunità Educative incontrano i rispettivi familiari con la presenza degli educatori, sia nel contesto dei rapporti parentali maggiormente autonomi, in cui ad esempio i minori stranieri non accompagnati incontrano parenti prossimi che costituiscono l’unico riferimento familiare presente sul territorio milanese.

Si rilevano spesso le condizioni per cui le persone immigrate con figli si trovano a dovere conciliare riferimenti, modelli e pratiche di cura diversi. I messaggi che provengono dal Paese di Origine, dalla storia personale e familiare, dalle esperienze condotte altrove, talvolta presentano difficoltà a conciliarsi con le istanze dei Servizi Territoriali, il cui significato non sempre è condiviso e compreso. Il vissuto di dissonanza cognitiva fra ciò che si è sperimentato e ciò che viene proposto nei paesi d’accoglienza rischia di rendere complesse le scelte di cura, impoverire la relazione genitoriale, suscitare timori e paure che si trasmettono ai figli.
Inoltre, la vulnerabilità della coppia o, sempre più spesso, dei nuclei monoparentali, i problemi di inserimento sociale, le difficoltà linguistiche e culturali rappresentano ostacoli che, talvolta, impediscono ai genitori o ai familiari di comprendere le difficoltà dei figli o dei minori loro affidati, di dedicare loro l’attenzione di cui necessitano e di sentirsi capaci di rappresentare un riferimento al sostegno educativo.

La presenza di nuclei familiari stranieri richiede quindi, l’ampliamento di una prospettiva interculturale capace di ascoltare e rispondere in modo adeguato ai loro bisogni.
Il seguente progetto per l’attivazione di un sostegno alla genitorialità si configura come il tentativo di operare una rielaborazione della diversità dei modelli educativi e valoriali all’interno del nuovo ambiente culturale che tende a modificare l’equilibrio preesistente e, se non supportato, inficia il percorso di integrazione.
La costruzione dell’identità soggettiva collocata tra due mondi (di origine e di accoglienza), in un contesto pluriculturale è una acquisizione particolarmente complessa che richiede il coinvolgimento della rete parentale presente.

Obiettivi

L’intervento si pone, sinteticamente, i seguenti obiettivi:

  • Osservazione, in ambito educativo, della qualità della relazione tra il minore inserito e il proprio familiare (genitori o parenti)
  • Sostegno delle capacità genitoriali e relazionali per sensibilizzare i familiari al raggiungimento di una reale consapevolezza degli stili educativi e culturali.
  • Individuazione degli obiettivi specifici per ogni singolo nucleo ed elaborazione (in accordo con i Servizi Sociali invianti), di un progetto individualizzato di supporto.
  • Valorizzazione delle diversità socio-culturali e successiva integrazione con le istanze del nuovo contesto.

La metodologia prevede una sinergia di interventi di supporto psicologico e attività socio-educative modulate in relazione all’età dei minori inseriti e declinati in uno spazio di ascolto, consulenza psicologica e sostegno rivolto alla rete parentale coinvolta.

Localizzazione dell’intervento

Sede dell’Associazione (Comunità Educativa – Stanza riservata agli incontri con i familiari)

Durata prevista del progetto

Data di inizio: novembre 2017
Data di termine: ottobre 2018

Azione 3

Progetto di Sostegno Psico-Educativo al trauma migratorio

I minori immigrati si trovano coinvolti in molteplici passaggi: dal paese di origine a quello che li ospita, dalla cultura familiare a quella scolastica, dai suoni affettivi della lingua madre alle parole indecifrabili della seconda lingua.
Gli studi psicologici, psichiatrici e sociologici hanno mostrato gli effetti traumatici prodotti dall’immigrazione nei minori che ne sono, più o meno direttamente, protagonisti. Si è parlato di separazione, di elaborazione del lutto e di processi di rimodellamento identitario, ponendo l’accento sul clima di conflitto interetnico e interculturale in cui essi avvengono. Negli studi sulla migrazione infantile, viene utilizzato di frequente il concetto della vulnerabilità che indica un rischio, uno stato di minore resistenza a fattori nocivi ed aggressivi; questa fragilità si manifesta sul piano psicologico attraverso sensibilità o debolezze, reali o latenti, immediate o differite. Questo termine non può essere compreso appieno se non viene messo a confronto con il suo opposto, la resilienza, che indica proprio la capacità di resistere, di difendersi, e di reagire.

Le migrazioni dei ragazzi si traducono per molti in un evento faticoso che segna in maniera profonda la loro storia e l’identità personale. I cambiamenti sono molteplici ed improvvisi, le crisi laceranti ed inevitabili. Nella ricerca di punti fermi, il minore che emigra si trova in una condizione più problematica rispetto agli altri, aggravata dal fatto che, prima nel paese d’origine, poi nel paese d’arrivo, non ha avuto esperienze familiari, sociali, culturali che gli hanno consentito la formazione e il mantenimento di proprie radici, ma ha vissuto una forma di frattura. Il minore si trova nella necessità di dover risolvere al più presto il complicato rapporto con il proprio passato e con il paese d’origine.
In considerazione delle problematiche indicate, il Progetto di Sostegno psico-educativo che era già stato attuato durante l’anno 2017 con i minori ospiti in quel periodo, è previsto, per l’anno 2017-2018 a favore i minori stranieri non accompagnati inseriti presso le Comunità Educative dell’Associazione (Casa Arca, casa Cerbiatti e Casa Gabbiani) che risultano in parte essere richiedenti asilo provenienti da Somalia, Mali, Eritrea, in parte Egiziani con vissuti di viaggio particolarmente dolorosi.

Il progetto si propone di sostenere psicologicamente i minori inseriti relativamente alla rielaborazione del trauma affrontato e si declina mediante un doppio registro:

  • clinico, articolato in colloqui individuali o di gruppo, dove i minori possano esprimere i loro vissuti.
  • educativo, che implica momenti di condivisione di gruppo che consentono la progressiva rielaborazione e la sensibilizzazione contestuale dei coetanei italiani.

Il percorso si articolerà mediante una metodologia di intervento connotata come segue:

  • individuazione dei fattori di rischio connotativi di ogni minori (vissuti relativi alla precarietà del contenitore culturale, all’indebolimento del legame di appartenenza familiare, ai vissuti di lutto e nostalgia)
  • racconto personale autobiografico
  • contenuti del mandato familiare (vissuto concreto – esistenziale, vissuto emotivo)
  • livello di impegno (vissuto personale relativo all’impegno)
  • problematizzazione relativa agli obiettivi relativi all’ integrazione (vissuto relativo al livello di apprendimento della lingua italiana e alle Attività extrascolastiche intraprese).

Le tematiche affrontate verranno focalizzate progressivamente mediante il duplice intervento psico-educativo al fine di consentire la consapevolizzazione dei propri vissuti e il supporto necessario perché non costituiscano fattore di rischio pregiudizievole per il raggiungimento degli obiettivi.

Obiettivi

I colloqui di sostegno psicologico e la strutturazione degli interventi di condivisione saranno attivati al fine di rielaborare e prevenire:

  • la resistenza culturale; il termine resistenza sottolinea l’atteggiamento assunto dallo straniero nei confronti della società d’arrivo e il suo tentativo di fare riferimento, prevalentemente od esclusivamente, alla cultura e all’identità etnica originaria La resistenza culturale rappresenta un momento di rafforzamento dell’identità etnica, che però non deve condurre ad una chiusura ghettizzante, ma ad un pluralismo multiculturale che garantisca il rispetto delle diversità.
  • il rischio di marginalità; l’identità dei ragazzi stranieri risulta spesso confusa. Essi vivono ai margini, sia della cultura d’origine, sia di quella d’arrivo, incapaci di individuare una reale proposta identitaria alternativa: sentono di non appartenere ad alcuna delle due culture, si collocano passivamente in entrambe, con difficoltà a scegliere tra l’affetto familiare e il fascino dell’emancipazione.

Pertanto l’obiettivo prioritario e quello di favorire la doppia etnicità. In genere, si tratta di un mirato lavoro analitico, in cui l’identità viene formata dal continuo confronto tra i due mondi, la famiglia e la società d’arrivo; confronto che non comporta risoluzioni definitive o estremiste, ma un processo di selezione ed adeguamento. In tal modo, il minore riesce ad avere un’identità formata dall’armonizzazione e dall’ integrazione dei valori delle due differenti culture e, soprattutto, viene sviluppato un senso di duplice appartenenza.

RESPONSABILE DI RIFERIMENTO:

SONIA OPPICI
Telefono: 02-29.524.761

E-mail:
sonia.oppici@fanciullezza.org

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