Giochiamoci

Uno spazio di progressiva rielaborazione degli episodi traumatici, un percorso per sperimentare le proprie risorse inespresse

Giochiamoci

Il progetto è denominato “Giochiamoci” ed è alla sua ottava edizione, conclusasi nel mese di luglio 2018.

Per i sei bambini che ne hanno beneficiato di età compresa tra i 7 e i 14 anni, accolti nella rispettive Comunità (Casa Delfini, Casa Scoiattoli, Casa Cerbiatti), la terapia psicomotoria si è collocata, come di consueto, all’interno del Progetto Educativo Individuale di ciascuno, connotandosi come uno spazio di progressiva rielaborazione degli episodi all’interno dei nuclei familiari.
Nell’arco dell’anno, inoltre, l’intervento riproposto e consolidato, ha rappresentato un significativo supporto anche per due minori stranieri non accompagnati, accolti in seguito a situazioni emergenziali di violenza e guerra nel territorio di appartenenza.
Per tutti i partecipanti il percorso attivato ha permesso di sperimentare le risorse inespresse, in seguito ai vissuti traumatici, e di stabilizzare le competenze acquisite.
Le attività, soprattutto espressive comprendono sedute settimanali in cui il gioco simbolico, il disegno e la narrazione di storie costituiscono strumenti con cui affrontare le varie emozioni e i vissuti personali.

L’attività di consolidamento cognitivo è rivolta prevalentemente ai minori stranieri non accompagnati che hanno sperimentato l’allontanamento traumatico dal loro paese d’origine dilaniato da guerra e privazioni. Le sedute si svolgono in sinergia con il “Progetto Intercultura” (rivolto ai minori stranieri non accompagnati inseriti all’interno delle Comunità Educative), che si è proposto di sostenere psicologicamente i ragazzi mediante colloqui psicoeducativi individuali e di gruppo, allo scopo di creare uno spazio condiviso di rielaborazione del vissuto traumatico legato al percorso migratorio. La metodologia di intervento utilizzata è stata quella dell’approccio autobiografico che consente la costruzione del legame tra narrazione personale e rappresentazione del sé. Durante gli spazi dedicati (sia formali che informali) è emerso come il vissuto di rottura e di perdita del legame con la propria origine (familiare e territoriale) si associ, quasi automaticamente, ad esperienze che mettono a rischio il senso d’integrità fisica e psichica della persona.

È stato possibile calibrare l’intervento e la mediazione cognitiva in base alle relative competenze e necessità di ogni ragazzino, con momenti individuali pensati in funzione delle esigenze di apprendimento via via emergenti. I momenti di lavoro comune sono stati un’importante occasione di confronto e di reciproco sostegno. L’attivazione di una spontanea competizione tra di loro ha determinato uno stimolo al raggiungimento degli obiettivi.

Gli enti affidatari e le scuole hanno confermato, come sempre nel corso di questi anni, il prezioso contributo della terapia psicomotoria che, in sinergia con gli interventi psicoeducativi attuati all’interno delle Comunità, risulta efficace per il raggiungimento degli obiettivi individuali.

RESPONSABILE DI RIFERIMENTO:

SONIA OPPICI
Telefono: 02-29.524.761

E-mail:
sonia.oppici@fanciullezza.org

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